Qin Na Camp 2014

Foto di gruppo

Foto di gruppo

L’Anno Accademico 2013/2014 della Qin Na Academy si è ufficialmente chiuso con il Qin Na Camp, che si è tenuto nella splendida cornice del casale della Nocerqua (Capranica, Viterbo) dal 12 al 15 Giugno scorso. Il Qin Na Camp è l’appuntamento annuale di allievi ed insegnanti per studiare il Qin Na e praticarlo su tutte le distanze di combattimento (Evolution Qin Na) e per integrare ad esso un rigoroso piano di preparazione fisica funzionale (Functional Training Condictioning). Taijiquan e combattimento reale sulla base del JKD e del Kali filippino completano la programmazione tecnica. Riveste un’ importanza fondamentale un profondo percorso di formazione e crescita personale, strutturato sui più avanzati protocolli di Coaching che affianca, integra e potenzia il programma tecnico. Mira, inoltre, all’evoluzione della persona e all’autoconoscenza, al lavoro di gruppo e al superamento degli stati psicofisiologici non funzionali, legati alle paure e ai blocchi emozionali. Il Qin Na Camp offre ai partecipanti un’opportunità di crescita tecnica ed umana irripetibile e accredita il numero delle ore di pratica nel conteggio di quelle necessarie al conseguimento della Cintura Nera in Evolution Qin Na, riconosciuta dallo CSEN. Simpatia e condivisione rendono, inoltre, questa esperienza ulteriormente speciale. La docenza nel Qin Na Camp è a cura di Stefano Roccatano (organizzazione e direzione tecnico-didattica), Piercarlo Romeo (protocolli di lavoro sulla crescita personale), Marco Roccatano (JKD, Kali).

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Allenamento funzionale… alla meditazione.

 

Postura e meditazione

Postura e meditazione

Il fluire delle energie nell’essere umano ne determina la vita. L’uomo avverte che qualcosa in lui è in continuo movimento e incessantemente scorre, si trasforma, si trasferisce, aumenta e diminuisce. Questa totale dinamicità è identificabile in due grandi insiemi: le energie immateriali (Qi) e quelle materiali (Xue). La prima è intangibile: la seconda, invece, consiste nei fluidi in generale (es: sangue e linfa). Tutte e due scorrono senza l’intervento della volontà, ma è possibile influenzarne coscientemente il flusso. Se si considera che, già autonomamente, la circolazione energetica è in grado di tenerci vivi ed efficienti in tutte le nostre funzioni psicofisiologiche, si pensi a quali potenzialità essa offre se vi si aggiunge un controllo volontario, che ne potenzi gli effetti, in ragione di una specifica finalità. Il pensiero conscio sceglie dove e come si vuole convogliare le energie e le affida al corpo che, con le sue strutture anatomo-funzionali , costituisce il motore della circolazione energetica. L’attività contrattile dell’apparato muscolare genera le azioni di spinta e richiamo dei flussi, grazie alla sua fisiologica ritmicità tra contrazione e rilascio (es: il sangue venoso, trasportato principalmente grazie alla contrazione muscolare). In particolare, quando i muscoli “pompano” il Qi, questo deve trovare i Meridiani liberi.

Apparato muscolare

Apparato muscolare

Una sana postura consente di non creare blocchi e, con l’allineamento ottimale delle strutture annesse all’apparato muscolare (ossa, tendini, legamenti), i flussi possono scorrere senza sforzo.

 

Per una buona trasmissione energetica, è quindi opportuno concentrarsi sulle azioni di contrazione e rilascio, magari adottando un sistema di lavoro isometrico, perché consente una percezione facilitata del ruolo dei muscoli nella trasmissione delle energie. Occorre, inoltre, allenare la postura con esercizi che, enfatizzando angoli articolari e curvature fisiologiche della colonna, lasciano a livello neurale, profonde tracce mnestiche. Queste si rifletteranno in un più facile e spontaneo mantenimento di una postura corretta nella meditazione funzionale alla conduzione energetica, negli allenamenti ad alta intensità, come pure nella vita quotidiana.

 

Meccanica articolare nel Qin Na

Leva scapolare

Leva scapolare

L’insieme delle articolazioni del corpo umano costituisce un complesso sistema meccanico, nel quale un movimento in una particolare zona anatomica ne genera necessariamente altri. Il Qin Na trae da questa caratteristica l’efficacia nella sua applicazione. Le giunture articolari, quindi, determinano delle associazioni di movimento, in quanto le articolazioni generano a coppia il meccanismo della leva. Applicando una forza ad un’articolazione in una certa direzione, si ottiene il movimento reattivo. Tale forza, se applicata con il vettore e l’intensità funzionali alla leva, costringe l’osso contiguo a muoversi, in reazione al movimento del primo. Con lo stesso principio, si spiega la reazione di bloccaggio, ovvero l’effetto che si ha torcendo un’articolazione, finchè essa non si blocca. Ciò causa il blocco dell’osso contiguo all’articolazione interessata, determinando una reazione a catena di blocco sull’osso a sua volta successivo; e così, via via, finchè tutto lo scheletro viene bloccato, impedendo il movimento al corpo intero. Il blocco di una sola articolazione, per quanto doloroso, può essere utile in ambito sportivo. Nel combattimento reale, dove le condizioni psicolofisiologiche dell’avversario possono essere notevolmente alterate dalla forte presenza delle catecolamine nel flusso ematico (adrenalina, noradrenalina), il dolore può essere sopportato maggiormente e la tecnica potrebbe non essere sufficiente ad avere la meglio. Una tecnica Qin Na che, invece, determini il blocco dell’intero corpo dell’avversario grazie alla reazione di bloccaggio, può causarne la sottomissione anche qualora la sua soglia del dolore sia alterata.

Allenamento. Funzionale a…

Core stability training

Core stability training

L’allenamento è un lavoro psicofisico che si esegue nell’arco di un periodo di tempo. E’ finalizzato allo sviluppo di particolari proprietà psicofisiologiche ed all’apprendimento di capacità tecniche, funzionali al raggiungimento di specifici obiettivi. L’allenamento è per sua natura funzionale, in quanto gli strumenti, la periodizzazione, il regime alimentare e le metodologie sono ciascuno volti a determinati risultati e, quindi, ad essi funzionali.
Oggi si parla spesso di allenamento funzionale, come ad indicare una specialità del fitness. In realtà, l’allenamento può essere solo funzionale, perchè segue un percorso ed arriva ad una meta, sia che si parli di una competizione sportiva, sia che si intenda un percorso di riequilibrio posturale. In tutti gli ambiti in cui si adoperi un allenamento funzionale, torna ad essere protagonista la totalità dell’essere umano, che riscopre il corpo nella sua funzionalità complessiva. Ogni gesto compiuto è la risultante di un concerto di movimenti, che nascono in ogni parte del corpo e che si manifesta, solo apparentemente, in una zona anatomica. A ciò concorre un adeguato atteggiamento posturale, che allineando in modo ottimale le varie strutture anatomo funzionali coinvolte nel movimento, generano una sinergia biomeccanica che permette l’espressione del gesto, con il massimo rendimento ed il minor dispendio di forza. Questa ottimizzazione energetica viene allenata sulla base dei meccanismi metabolici, che vengono stimolati in modo funzionale all’applicazione del gesto o della serie di gesti allenati. Poiché su ogni fase metabolica incidono fattori mentali, come ad esempio lo stress, occorre creare degli adattamenti psicofisiologici funzionali al gesto o alla serie di gesti da esprimere. Anche l’alimentazione scelta è funzionale agli adattamenti metabolici e ne sostiene attivamente il rendimento. Ecco, dunque, la meravigliosa complessità dell’allenamento funzionale, che si basa sull’uomo ed a lui adatta il gesto; non certo il contrario. Come un sarto, che adatta l’abito alla persona.
Ma “gesto” è un termine generico, non necessariamente sportivo; l’allenamento è funzionale sia ad una tecnica marziale, che ad un programma terapeutico di riabilitazione (per esempio, tornare a camminare dopo un intervento chirurgico); come anche ad un condizionamento emotivo alla competizione o alla conduzione energetica nel Qi Gong. Le preziose proprietà delle tecniche di potenziamento e conduzione energetica, tipiche delle discipline orientali e che oggi trovano ottimo appoggio nella biochimica occidentale, sono inoltre uno strumento che, a 360°, può fare la differenza in qualunque allenamento funzionale, perchè aumentano i livelli di propriocezione, autopercezione e consapevolezza psicofisiologica.
La circolarità dei flussi energetici ben si accorda, in maniera non casuale, con la struttura fondamentale dell’allenamento: il circuito. Sia nel macrociclo del periodo di lavoro, che nel microciclo della singola seduta di allenamento, il circuito risponde sempre alla legge dello yin e dello Yang: si alternano fasi ad alta e bassa intensità; apprendimento della meccanica del gesto e sua applicazione; concentrazione dell’energia interna ed espressione di essa sulla forza muscolare; svolgimenti e recuperi.

Plank

Plank

In tutte le sue forme l’allenamento non fa altro che sperimentare, “in provetta”, l’essere umano alle prese con le sue reali esigenze, sportive o di vita quotidiana. Se studierà una tecnica, allenerà la meccanica ad essa funzionale; se dovrà aumentare la sua resistenza alla sforzo, stimolerà i metabolismi funzionali propri dell’attività che genererà quello sforzo; se dovrà recuperare energie dopo un allenamento intenso, il recupero sarà funzionale allo sforzo profuso, rispetto agli effetti fisiologici che esso sortisce in quelle specifiche condizioni di lavoro.
Si stratta di studiare, a monte di tutto, l’uomo; come a dire: conoscersi per conoscere. E nella sua totalità, l’allenamento funzionale, con tutto il suo carico scientifico che viene dalla ricerca occidentale, riscopre l’immenso e profondo significato dell’uomo come parte del tutto e come tutto in se stesso, che ci è stato consegnato dalle millenarie culture orientali.

Qin Na: l’Arte totale.

tao montaggio scrittaOgni stile marziale è riconoscibile per determinate caratteristiche: le movenze, un certo tipo di esplosività nella tecnica, l’imitazione di animali, l’altezza del centro di massa negli spostamenti, la velocità di esecuzione del gesto. Sono molti, quindi, gli elementi che, anche dall’esterno, ci parlano di un’ Arte Marziale. Eppure esiste un sistema che non ha un’espressione estetica particolarmente esplicita e che si adatta a tutte le circostanze di  combattimento. E’ pura biomeccanica applicata allo scontro: è il Qin Na. I due ideogrammi (Qin e Na) significano Afferra e Controlla, ma raccontano in minima parte l’efficacia e l’enorme capitale tecnico e cognitivo racchiusi in quest’arte. Il QIn Na basa il suo funzionamento sull’applicazione di leve e chiavi articolari. La sua vera potenza è quella di essere un sistema totalmente aperto e versatile, perchè innesta la meccanica delle leve in ogni contesto tecnico, adattandosi a tutte le distanze di combattimento. La libertà rispetto a qualunque canone stilistico ed estetico lo rende così estremamente versatile. La finalità del Qin Na è quella di rendere inoffensivo l’avversario con chiavi e leve articolari, grazie al blocco delle capacità motorie. Ciò si ottiene grazie alle reazioni di bloccaggio: si blocca un’articolazione e, per reazione a catena, tutte le altre vengono inabilitate al movimento. E’ chiaro che un combattimento avviene nelle modalità più imprevedibili: calci, pugni, proiezioni e l’uso, in contesti non regolamentati come la strada, di armi improprie. Il Qin Na non si vede, finchè non appare. E lo fa come un fulmine a ciel sereno, innestandosi con le leve, ma realizzandosi, comunque, attraverso qualunque altra tecnica. Per far sì che l’avversario presti il proprio corpo al bloccaggio della leva è necessario metterlo nella condizione di offrirlo, attraverso percosse o altre tecniche utili a tal fine.

Il Qin Na funziona solo se la sua meccanica è perfettamente eseguita e nel combattimento libero esso deve essere innestato su un corpo (di una persona ostile) in movimento. Questo, come tale, comporta un continuo mutamento delle condizioni sistemiche sulle quali la leva o la chiave devono inserirsi. Per questo è necessario studiare dapprima la biomeccanica delle leve su persone collaborative, per poi passare ad un lavoro dove chi subisce si oppone all’esecuzuione tecnica: condizione questa imprescindibile per capire come gli innesti vadano adoperati per creare le basi di un Qin Na efficace.

La possibilità di realizzare un Qin Na in qualunque condizione di scontro lo rende un sistema molto versatile, ma anche uno strumento di forte crescita umana di chi lo pratica, perchè abitua la mente alla libertà ed alla capacità di adattamento nel combattimento come nella vita. Sarà il praticante, quindi a sviluppare il suo Qin Na; una volta compresa la meccanica della leva la saprà adoperare comunque e sarà quindi la tecnica ad essere cucita intorno all’Uomo: mai viceversa. Il Qin Na si avvale anche della digitopressione che viene

Qin Na

Qin Na

adoperata per rendere ancora più potenti le tecniche di leva e per aggravare la sensazione di terrore generata in chi la subisce. Alla base di ciò, c’è tutto l’enorme bagaglio tecnico che viene dalle Arti Energetiche terapeutiche, come il Tui Na e L’Agopuntura, con la differenza che, nel caso del Qin Na, i meridiani si attaccano e non si curano.

Arte interna (digitopressione), esterna (leve articolari), innesti per ogni distanza di combattimento: ecco la totalità del Qin Na. Un sistema che racconta molto di come siamo fatti e di come il corpo reagisce. Un’Arte invisibile, finchè non esplode.